{"id":573,"date":"2020-03-27T21:42:12","date_gmt":"2020-03-27T20:42:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.raulrivaphotography.com\/?p=573"},"modified":"2020-04-17T15:49:52","modified_gmt":"2020-04-17T13:49:52","slug":"ninety","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raulrivaphotography.com\/it\/ninety\/","title":{"rendered":"Novanta"},"content":{"rendered":"<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p>Non ricordo il nome del villaggio.  Me l\u2019avevano anche detto, ma non lo ricordo pi\u00f9. Le sue coordinate su Google Maps, potete verificare, sono 49.855755 e 90.885459. Ecco, cosi\u2019 lo chiamer\u00f2 90 o meglio, Novanta.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che ricordo benissimo sono invece le emozioni provate nella manciata di ore passate li mentre aspettavamo i pulmini UAZ, mezzi indistruttibili lasciati dall\u2019Unione Sovietica, che ci venivano a prendere al termine del cammino.<\/p>\n\n\n\n<p>Il villaggio dei minatori Kazaki era il nostro punto d\u2019arrivo. Lo attendevamo da giorni perch\u00e9 ci avevano detto che nell\u2019unico \u201cristorante\u201d una signora preparava e cuoceva al momento fantastici ravioloni. Ripieni di capra, ovviamente, ma comunque fantastici. E si, i ravioli erano fantastici; il ristorante, be, diciamo che l\u2019ASL avrebbe qualche piccola perplessit\u00e0. E comunque la signora ha avuto un bel daffare per sfamare 14 camminatori italiani che da dieci giorni mangiavano solo capra bollita.<\/p>\n\n\n\n<p>Il villaggio \u00e8 il luogo pi\u00f9 povero e disperato che abbia mai visto. E si che di posti poveri ne ho visti\u2026 Gli slum di Mumbai e Dehli, i villaggi rurali dell'Andhra Pradesh, certe cittadine industriali della Cina. Si, quei posti erano poveri, ma negli occhi della gente c\u2019era ancora vita. Bastava poco per scatenare l\u2019allegria generale, una festa famigliare, una ricorrenza religiosa, una visita.<\/p>\n\n\n\n<p>A Novanta no. Quello era un luogo miserabile. Da li la prima a scappare era stata la vita, e da molto tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Novanta lo chiamano villaggio kazako perch\u00e9 \u00e8 un grumo di casupole abitato da kazaki. Sorge vicino a una miniera di carbone. Te ne accorgi per le due montagne di scorie appena fuori dal villaggio, per i pezzettini di carbone disseminati ovunque, per la polvere nera che impalpabilmente ricopre tutto. Alla miniera lavorano solo kazaki.<\/p>\n\n\n\n<p>Mongolia e Kazakistan non hanno tratti di confine in comune. Ma il Kazakistan dista da li una quarantina di chilometri e nella steppa mica ci sono i reticolati e le dogane con la Finanza. Semplicemente i kazaki partono e se ne vanno per trovare lavoro in Mongolia. E finiscono a Novanta. E\u2019 un po\u2019 come per gli africani che scappano attraversando il deserto e poi il Mediterraneo per finire schiavi a raccogliere pomodori nei campi.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so come sia la miniera. Mi sarebbe piaciuto trovare i contatti per riuscire ad entrarci. Ma avevo poco tempo. E la nostra guida mi avrebbe ucciso se l\u2019avessi fatto. Ma se il villaggio \u00e8 messo cosi\u2019 la miniera dev\u2019essere una roba pi\u00f9 in gi\u00f9 dell\u2019inferno. Molto pi\u00f9 in gi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Il villaggio \u00e8 fatto di casupole di legno e fango, scrostate, pi\u00f9 nell\u2019anima che nei muri. Che sono molto scrostati. All\u2019ingresso di Novanta c\u2019\u00e8 una specie di palazzotto sovietico, tipo municipio, con fuori una statua di cemento grigio e una bandiera sfilacciata. Tristissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi stradine quasi vuote, e polvere, polvere e ancora polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Vecchie auto e moto russe; piene di polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Panni stesi; sotto la polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Giocattoli scassati; coperti di polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Cani rognosi col pelo impregnato di polvere.<\/p>\n\n\n\n<p>Un paio di negozietti che vendono un po\u2019 di tutto, ma soprattutto molta vodka. Il meccanico che aggiusta con quattro attrezzi consumati ogni genere di guasto. Il ristorante a norma ASL dei ravioloni di capra.<\/p>\n\n\n\n<p>In giro poca gente. Le donne, le mamme, indaffarate come tutte le mamme. Pochi uomini, anziani, malati, ubriachi. Molto ubriachi.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando siamo arrivati ci devono aver preso per marziani. Alien 4 (o 5?). Nessun occidentale passa di qui. Forse, ma forse, qualche russo. Figuriamoci 14 camminatori italiani caciaroni con giacche a vento e zaini tutti colorati. Marziani pericolosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Scappano tutti in casa. Poi, pian piano, arrivano i bambini. Un sorriso, una caramella, i gelati presi nei negozietti tra le bottiglie di vodka. E gli Alien diventano umani, le mamme escono di casa e poi anche gli uomini cominciano a dare confidenza. Non sono poi cosi\u2019 cattivi questi marziani.<\/p>\n\n\n\n<p>Giro per i vicoli per fare qualche foto. Fuori da una casupola una bambina mi invita ad entrare. Dentro \u00e8 pulito e ordinato, ci sono la mamma, un altro bambino e un vecchio. O forse non \u00e8 cosi\u2019 vecchio, ma tremendamente invecchiato dalla vita in miniera. Mi fanno accomodare sul divano. Tirano fuori dolcetti e il temibile formaggio acido di capra. Accetto. \u201cIo no russo\u201d, dico. Sono sollevati. Al contrario di quanto sta succedendo da noi, qui i russi non li ama proprio nessuno. Dico \u201cIo italiano, Italia, Italy\u201d. Sorridono, sono contenti. Vorrei dire \u201cItaliani Kazaki una faccia una razza\u201d, ma mi trattengo. E\u2019 cosi\u2019, puoi andare anche in fondo a Culonia, ma l\u2019italiano piace sempre, non passa mai di moda.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vecchio comincia a fare gesti. Non capisco. Fa due pugni, li batte dietro sulla schiena. Poi indica delle piccole caramelle. Dopo un po\u2019 capisco. Ha problemi ai reni e cerca medicine. Mi accorger\u00f2 che anche altri hanno chiesto medicine. Non ce ne sono a Novanta. Non credo esista neanche il dottore. Medicine per i reni. Cosa faccio? Tra tutti i camminatori avremo una farmacia al gran completo. Ma cosa gli do? E come gli spiego come prenderle? No, meglio di no. Dico che non ho medicine. Facciamo qualche foto, saluto e me ne torno tra i compagni di viaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci raggiunge il vecchio dai reni ammalati. Ne parlo coi compagni. Decidiamo tachipirina e oki. Quelli non hanno mai ucciso nessuno. Gli lasciamo un po\u2019 di tachipirina e qualche bustina di oki. Spiego alla bimba che mi ha portato nella casa come fare, in italiano e a gesti. E\u2019 la pi\u00f9 sveglia della famiglia. Mi ripete le indicazioni in kazako e a gesti; capisco che ha capito. Comunque sono poi solo tachipirina e oki, non hanno mai ucciso nessuno\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un altro giro per qualche foto sono esausto. Ho ancora tempo da aspettare e potrei fare altre foto, Novanta \u00e8 pieno di occasioni, ma sono sfinito. Non so, forse \u00e8 solo perch\u00e9 camminiamo da tanto, la pioggia, le notti gelide in tenda, la capra bollita\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>O forse Novanta \u00e8 un po\u2019 troppo. Novanta pesa sul cuore, sulla coscienza. Novanta ti taglia in due, espone tutte le contraddizioni in un colpo solo. Hai la sfiga di nascere qui e devi elemosinare la tachipirina agli alieni. E l\u2019alieno ci resta male che non hai neanche la tachipirina.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi siedo su un gradino. Polveroso. Forse mi appisolo anche un po\u2019. Poi arrivano le UAZ.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 strano. Mi manca Novanta. Vorrei tornarci con una cassa di medicine e un interprete. Ci sono tante casupole abbandonate. Ci si pu\u00f2 aprire un dispensario. Saro\u2019 presuntuoso, ma posso fare meglio di tanti medici. <\/p>\n\n\n\n<p>E poi, dopo pranzo, mi siederei sulla panca fuori dal ristorante ASL a guardare chi passa. Perch\u00e9 ne sono convinto: la vita non \u00e8 scappata, \u00e8 solo andata a farsi un giro, prima o poi ritorner\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>( <em><\/em> )<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I can\u2019t remember the name of the village. They did tell me at the time, but I can\u2019t remember it now. 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